Capitolo uno: D come Dove diavolo sono finita?

<< La mia povera testa… >> . Sotto ad un albero di quel parco, in mezzo ai cespugli, una ragazza, dai capelli blu, bianca cadaverica e con gli occhi d’ambra, si era appena risvegliata. << Ci mancava solo questo >> sospirò di punto in bianco, mentre si guardava un po’ in giro << Dove diavolo sono finita? Cosa ci faccio qui? E perché non ho le scarpe?  >> disse guardandosi i piedi spogli. Fece un sospiro chiedendosi perché mai la fortuna non era mai dalla sua e si alzò in piedi. Ad un certo punto un gigantesco cucciolo di San Bernardo le saltò addosso e la nostra sconosciuta si ritrovò nuovamente a terra, solo con dieci chili in più che le premevano sullo stomaco. << AIUTO! UNA BESTIA MI STA DIVORANDO >> urlò per farsi sentire da chiunque fosse nei paraggi. Poco dopo, in quel piccolo spiazzo, fece capolinea Easy che, appena vide la scena che le si parava davanti, non poté che sorridere: il suo amato cagnolone stava facendo le feste ad una ragazza che indossava solo una tunica bianca. ” Ma questa è matta?!  “pensò mentre richiamava Fuffa.

<< Ciao! Scusa per  Fuffa a quanto pare ti ha trovato simpatica! >> le allungò la mano, ma il nostro nuovo personaggio, la ignorò e si tirò su per conto suo << Stai bene? Mi sembri infreddolita >> capelli blu le lanciò un’occhiataccia

<< Wow! Sherlock da cosa l’avevi capito? Dal fatto che faranno, si e no, meno tre gradi? >> sbuffò. “ Che caratterino ” pensò Easy

<< Comunque, non credi sia meglio che tu torni a casa? >> Easy con questa domanda, notò che la ragazza davanti a lei, era entrata completamente in crisi e che il suo sguardo si era perso nel nulla più assoluto << Ehi, ragazza, stai bene? >> la sconosciuta si infuriò

<< No! E non chiamarmi ragazza, io ho un nome >> Easy, la fissò stupita “ Possibile che qualcuno si arrabbi per una cosa così stupida? ”

<< Scusami. Che ne dici se ricominciamo tutto da capo? Io sono Easy, piacere >>

<< Io sono… ehm… sono… >> la ragazza entrò in crisi “ Come è possibile che io mi sia dimenticata il mio nome? Pensa… dovrebbe iniziare con la ci? No no, inizia per elle. L…Lucia! No, non è Lucia. Mmm… Lina! No, neanche Lina… ” pensò

<< Almeno sai come ti chiami? >>

<< Certo che lo so! Mi chiamo Lyce >>

<< Suppongo che stai congelando vestita così, vuoi che ti riaccompagni a casa? >>

<< Non so dove abito… >> sussurrò lei di rimando

<< Come scusa? >> ” Ok la situazione si sta facendo veramente strana ” pensò Easy

<< Mi sono dimenticata dove vivo, forse è stato a causa del tuo enorme bestione lì, al tuo fianco, che fa finta di nulla >> disse indicando Fuffa

<< Ne dubito… comunque che ne dici di venire da me e farti una bella doccia calda? Abito dietro l’angolo >>

<< Non penso che sia una buona idea >> Lyce si spostò da Easy e si diresse verso quella che, secondo lei, era l’uscita del parco

<< Ascoltami, non sai dove sei e non sai nemmeno dove abiti. Se fossi in te io accetterei un luogo dove passare una notte >> disse Easy seguendola con Fuffa al suo seguito

<< E come faccio a sapere che non sei una specie di killer o roba del genere? >>

<< Se fossi un killer ti avrei dato un posto dove dormire? >>

<< Sei un killer strano >>

<< Dovresti fidarti >>

<< Proprio ciò che direbbe uno stupratore >>

<< Ti sei guardata troppi film secondo me >>

<< Cos’è un film? >>

<< Ragazza, tu sei proprio strana >> Lyce si fermò in mezzo alla strada e si girò verso Easy con un strana luce negli occhi

<< Ti ho già detto che io ho un nome, e ti pregherei di usarlo >>

<< Scusami. Per farmi perdonare ti offro un letto dove dormire >>

<< Giura, su uno dei tuoi dei, che non mi accadrà niente di male >> ” Che strana richiesta ” pensò Easy

<< Noi non giuriamo sul nostro Dio >>

<< Allora come posso fidarmi di te? >>

<< Devi farlo e basta >> per un minuto buono le due si guardarono negli occhi

<< Male che va, rivenderai i miei organi al mercato nero. Per stavolta mi fiderò, dove hai detto che abiti? >>

<< In fondo a questa strada, seguimi >> e così, le due s’incamminarono verso la casa di Easy, un edificio giallo canarino con le finestre mezze sgangherate con un ampio portone di legno, senza sapere a cosa stavano andando incontro.

*     *     *

<< Il bagno è in fondo al corridoio, tu vai a farti una doccia, io intanto cerco dei vestiti da prestarti >> disse la padrona di casa a Lyce. Lei, di risposta, le fece un piccolo cenno col capo ed entrò nel bagno. Appena si vide allo specchio, le prese un colpo: quei capelli blu non li aveva mai avuti in vita sua e gli occhi erano troppo accesi secondo lei, la pelle chiara, invece, l’aveva sempre avuta da quanto ricordava. Poco prima di rilassare i suoi muscoli sotto il getto caldo della doccia, vide uno strano simbolo, all’incirca sopra al seno sinistro, una vecchia cicatrice forse, di forma triangolare che si racchiudeva su se stesso, come una spirale. Nel frattempo, Easy aveva trovato un paio di jeans ed una T-shirt che non le stavano più bene e li aveva appoggiati su un tavolino nel soggiorno, più avanti li avrebbe date alla sua nuova ospite. “ Che strano sviluppo degli eventi. Cosa dovrei dirle? Non sono molto brava nelle conversazioni, nemmeno a fare amicizia. Dovrei chiederle da dove viene? Oppure se si ricorda qualcosa della sua vecchia vita? ” pensò Easy mentre preparava qualcosa di caldo per lei e per la ragazza. Quando sentì il rumore dell’acqua che scendeva, decise di portarle in bagno quei vestiti che aveva riposto precedentemente nel soggiorno. ” Ma Lyce? La mia Lyce del mondo di Nykden, che fine ha fatto? E quel ‘Ci risentiamo, forse‘? Cosa le sarà successo? ” si disse Easy, mentre la sua nuova amica usciva dal bagno. << Ti senti meglio adesso? Ho preparato della cioccolata calda, ne vuoi un po’? Oppure gradisci qualcos’altro? >> chiese Easy mentre la raggiungeva nel soggiorno.

<< Si sto bene, ma gradirei un the, se non ti dispiace >> disse Lyce mentre guardava fuori dalla finestra. Il cielo si stava oscurando, e forse aveva fatto bene ad accettare l’invito di Easy per passare la notte da lei, altrimenti se la sarebbe vista brutta. Lyce non sapeva neanche dove diavolo era e come erano le usanze in questo luogo, figuriamoci se riusciva a sopravvivere all’aperto.

<< Certo, nessun problema >> Easy se ne tornò in cucina e dopo due minuti tornò da lei con una tazza a forma di mucca << Tieni. Che ci fai così lontana? Vieni a metterti seduta >>

<< Grazie >> disse Lyce mentre prendeva la tazza << Ma sto bene qui >> ” Perfetto! Non sarò brava a parlare con la gente ma anche questa ragazza non scherza ” pensò Easy

<< Allora, dimmi un po’ di te >>

<< Come? >> colta dalla sorpresa, la ragazza sobbalzò facendo cadere diverse gocce della bevanda sul pavimento

<< Beh, per il momento so solo il tuo nome >> ” Ed è quello che so anch’io ” pensò Lyce

<< Non sono di queste parti… Devo compiere centott ….ehm… Diciotto anni. Ho i capelli blu…ehm… E…basta >>

<< Solo diciott’anni? Wow non ti facevo più piccola di me! E i capelli blu, credo di averli notati>>

<< È solo perché sei più alta di me. Perché tu quanto anni hai? >>

<< Ventitré mentre questo bel bestione ne ha quattro >> disse accarezzando Fuffa che si era messo a proprio agio tra le due

<< Solo quattro? Mi prendi in giro? >> Lyce sgranò gli occhi ” Com’è possibile che una bestia del genere abbia solo quattro anni? ” si chiese

<< No, sono serissima >> Easy rise per la reazione che ebbe la sua nuova amica << Per passare a cose più serie, come sei finita qui con intenzioni suicide? >>

<< Intenzioni suicide? >>

<< Eri in mezzo ad un parco vestita di solo un abitino estivo, siamo sotto zero da queste parti! Io questa la chiamo intenzione suicida >>

<< Io non sono un tipo freddoloso, e comunque non sono un’aspirante suicida >>

<< Facciamo che ti credo sulla parola. Allora, perché sei qui? >>

<< Devo fare una cosa, molto importante…ma non ricordo cosa…e c’entra un tizio di nome Ruben, o almeno credo >>

<< Ok, ti ricordi qualcosa del posto da cui vieni? >>

<< Ho qualche piccolo flashback. Vengo da un posto che è circondato dal verde, le case sono molto umili ed al centro della città c’è un grandissimo castello… >> dopo un paio di secondi di silenzio, Easy scoppiò a ridere << Perché stai ridendo? >>

<< Scusami è stato involontario. Tralasciando che non ricordi nulla, scommetto che non hai un posto dove andare per la notte, quindi che ne dici di stare qui da me per un po’ di tempo? >>

<< Starò finché non mi ricorderò qualcosa di concreto. Non voglio essere un peso >>

<< Un peso? Non credo lo sarai, e poi mi mandi una strana sensazione, come di assoluta fiducia >> ” Questa qui è proprio fuori di testa ” pensò Lyce

<< Come scusa? Come puoi fidarti di una tipa dai capelli blu che hai appena incontrato? Da quel che sai, potrei essere io una serial killer che sta facendo finta di essere solo una povera ragazza che soffre di amnesia oppure potrei rubare tutte le cose di valore che possiedi e rivenderle per prendere un cavallo ed andarmene via da qui per sempre >>

<< Un cavallo? >> Easy si stava trattenendo dalle risate, questa ragazza veniva del medioevo o cosa?

<< Certo, cosa c’è di più veloce di un cavallo? >> rispose convinta Lyce

<< Una macchina? >>

<< Cos’è una macchina? >>

<< Questa tua domanda mi ha appena confermato che di te non posso aver paura >> le sorrise Easy

<< Accidenti. Comunque, adesso tocca a me >>

<< A far cosa? >>

<< Domande >>

<< Avanti spara >>

<< Sei figlia unica? Che lavoro fai? Da quanto tempo vivi qui? Com’è la tua famiglia? Hai mai viaggiato? Vorresti vivere da un’altra parte? >>

<< Wow, io mi blocco sempre quando mi chiedono di fare domande…allora vediamo: si sono figlia unica, faccio la veterinaria, vivo qui da quattro anni, la mia famiglia è abbastanza normale, ho viaggiato qualche volta, e no, mi piace qui dove sono >>

<< Dove sei andata? >>

<< In giro, mi piaceva vedere altre versioni del mio stesso mondo >>

<< In che senso altre versioni? >>

<< Il mondo non è tutto uguale, io vivo nella mia versione del mondo, ma quando si viaggia si entra nella versione del mondo di qualcun altro, è come…se passassi da una dimensione all’altra >>

<< Da una dimensione all’altra… >> ed ecco che la nostra nuova amica torna in uno stato di trans

<< Lyce? >>

<< Mhm… >>

<< Terra chiama Lyce. Lyce, ci sei? >> Easy le passò una mano davanti agli occhi come per sbloccarla

<< Si, stavo solo pensando >>

<< Senti è quasi ora di cena, che ne dici se ordiniamo qualcosa? Non vorrei avvelenarti con le cose cucinate da me >> Lyce accennò un si con la testa ed Easy chiamò il numero di una pizzeria che consegnava anche a domicilio, poi riprese a parlare con la sua nuova coinquilina << E domani pomeriggio ti porto da Ruben >>

<< Davvero tu sai chi è?! >> Lyce sembrava eccitata, forse avrebbe scoperto di più

<< Calmati! Io conosco un Ruben in questa città, poi sta a te, e se poi non è lui ti aiuterò a cercarlo >>

<< Grazie! >> non potendo più trattenere l’emozione, abbracciò la ragazza che l’aveva accolta. Un drin, salvò le due da quell’imbarazzante abbraccio

<< Ok tenerona! Distrai Fuffa, non voglio che salti addosso al ragazzo delle consegne >> disse Easy appena si chiuse la porta alle spalle.

<< Non provare a chiamarmi tenerona >> le rispose Lyce da dentro casa. ” Avrò fatto la scelta giusta? ” pensò Easy mentre pagava il ragazzo delle consegne ” No! Non devo dire certe cose! Anche se non è lei non potevo lasciarla lì in mezzo al niente, è solamente una dei tanti altri! Sicuramente domani riuscirò a parlare di nuovo con la mia Lyce e allora saprò! “. Quella notte Lyce dormì profondamente ma non si può dire lo stesso della proprietaria della casa. Easy uscì dalla sua stanza in pigiama con un solo cappotto pesante a coprirla, Fuffa si avvicinò alla padrona << No Fuffa, questa volta devi rimanere qui, la devi proteggere mentre non ci sono, va bene? >> il cucciolone uggiolò un po’ mentre Easy lo accarezzava sulla testa, poi si mise seduto davanti alla stanza di Lyce. La notte era così fredda che se avesse nevicato l’aria sarebbe stata molto più calda, Easy camminava a passi svelti e silenziosi verso il parco. Si guardò un attimo attorno e non vedendo anima viva si infilò in mezzo ai cespugli dove poche ore prima si era incontrata con la ragazza misteriosa. Individuò il passaggio nel terreno, allora prese la scatola dei fiammiferi e ne accese uno che lasciò cadere nella fenditura. Attese che la fiamma si spegnesse e se ne tornò a casa.

Bene ragazzi, facciamo un piccolo riassunto: la nostra storia inizia a Nykden, un luogo che è prevalentemente circondato da foreste. Al centro di questo territorio troviamo la Capitale, ovvero la città più importante di tutta la nazione, dove vive la famiglia imperiale. La maggior parte degli abitanti è prevalentemente umana, e vivono nella parte della città alta, vicino al castello dell’imperatore. Nella cittadella, invece, vivono altre razze come elfi o gnomi. Nella periferia, invece, troviamo la nostra prima protagonista, ovvero Lyce, uno dei pochi esseri draconici ancora in vita che ha creato un qualcosa che ancora non vi è dato sapere. La ragazza fugge da qualche parte in un’altra dimensione grazie ad uno strumento che ha creato lei stessa. Nel frattempo, la nostra seconda protagonista, Easy, si imbatte in una ragazza sconosciuta in mezzo ad un parco che non ha memoria della sua vita passata. Diciamo che d’ora in poi, succederà un casino. Vi consiglio di rimare aggiornati perché può accadere di tutto.

Annunci

Prologo

​Questa, miei cari amici, è la storia di una giovane ragazza e della sua migliore amica, che un giorno, di punto in bianco, furono costrette ad abbandonare tutto ciò che a loro era più caro.   Ma ora basta con le chiacchiere, per prima cosa vi racconterò ciò che accadde quel giorno….



<< Ci vediamo Easy… forse >> disse la giovane chiudendo la chiamata. La prima delle nostre due protagoniste si chiama Lyce, ed è più unica che rara nel suo mondo. Dovete sapere che lei è un essere draconico, ovvero metà umano e metà drago. Possiede dei lunghi capelli rossi e dei curiosi occhi verdi; la pelle è molto chiara, cosa strana per la sua razza, e, di tanto in tanto, si possono notare delle piccole squame viola sul suo viso. Le ali e la coda, invece, sono violacee, ma le corna, che ormai non erano più presenti a causa di un orribile malinteso, un tempo erano color ametista. La ragazza, presa dall’agitazione, uscii dalla sua stanza di corsa e con molto tristezza, sapendo già che non l’avrebbe più rivista. Quest’ultima non era molto grande, ma a lei piaceva, come del resto la sua abitazione: una piccola dimora a due piani nascosta tra la foresta e la Capitale. Aveva un salotto ed una cucina al piano inferiore, e due camere da letto, con bagno annesso, in quello superiore. La ragazza ormai viveva in quella casa da così tanto tempo che le dispiaceva abbandonarla. Prima di andarsene prese un piccolo oggetto, una pietra che ad un inesperto sembrava solo un sasso colorato, che teneva sempre nascosto in un barattolo nella seconda credenza della cucina. Si chiuse la porta alle spalle e volò verso un vecchio edificio abbandonato alla periferia della Capitale. Ovviamente, notò diverse guardie all’ingresso del suo laboratorio. In quel momento tutto le fu chiaro: l’imperatore aveva scoperto i suoi studi ed in qualche modo era riuscito a scoprire che aveva ricreato l’oggetto proibito. Lyce, presa dalla frustrazione, si ripromise che l’avrebbe fatta pagare a colui che gli aveva portato via tutto ciò che aveva di più caro, dalla sua casa all’unica persona che le aveva voluto bene in quegli ultimi centodiciassette anni, ma questa storia la riprenderemo più avanti. La ragazza, entrò da un vecchio passaggio segreto che aveva rimesso a nuovo per evitare delle situazioni spiacevoli come quella. Dopo diversi corridoi, raggiunse una stanza con solo una console all’interno, che attivò senza pensarci due volte. La console fece partire un programma per i viaggi inter-dimensionali. Prima di scegliere una meta, Lyce fu interrotta da una voce al di fuori della porta << APRA IMMEDIATAMENTE! LEI E’ IN ARRESTO PER IL VOLERE DELL ‘IMPERATORE ZANRIL ARROWAY! >> . ” Una delle guardie mi avrà sicuramente visto mentre entravo di nascosto ” pensò la ragazza. Si guardò un ultima volta intorno, stringendo la piccola pietra che aveva in mano e premette sul display una delle tante dimensioni che aveva già visitato con la sua compagna di avventura. Aspettò che il portale smeraldo si compose del tutto e poi ci si gettò dentro sperando di incontrare una faccia amica…

 *     *     * 

<< Lyce? Che succede? Lyce? LYCE!?!? >> la conversazione si concluse in un secondo, senza spiegazioni. La nostra seconda protagonista, invece, è un essere umano, di nome Easy, una giovane veterinaria di ventitré anni che abita in una città medievale in centro Italia. La giovane donna aveva dei lunghi capelli color caramello ed un paio di occhi tempestosi, che, a volte, erano nascosti da degli occhiali azzurri rettangolari. Lei, invece, viveva in un modesto appartamento al di fuori delle mura delle sua città, formato da un bagno, due camere da letto, una cucina ed un confortevole salotto che era stato “conquistato” da un cucciolo di San Bernardo di nome Fuffa,  un nome veramente ridicolo, a parer mio. ” Chissà che le è capitato? ” pensò Easy mentre si preparava per portare a spasso il cucciolo. Quel giorno di fine novembre la temperatura non era proprio azzeccatissima, faceva molto più freddo degli altri anni e, con il vento ghiacciato che soffiava basso, non era proprio la giornata migliore per uscire. Però, in qualche modo, la nostra Easy  doveva distrarsi dai brutti pensieri che le viaggiavano in testa. Forse la sua amica, aveva solo subito un blackout… Appena i due raggiunsero il parco per i cani, sciolse Fuffa, che, in men che non si dica, iniziò subito a rincorrere un povero scoiattolino. La ragazza, ancora preoccupata per la sua bizzarra amica, si appoggiò alla schienale di una panchina ed iniziò ad osservare il cielo. Era di un bel plumbeo che man a mano, copriva gli ultimi sprazzi celesti . Il sesto senso di Easy le suggeriva che sarebbe accaduto qualcosa, ma cosa poteva mai accadere in una città come quella? Ad un certo punto, la ragazza, si alzò di scatto cercando il suo coinquilino a quattro zampe. Si guardò intorno, ma le uniche cose che notò furono  cespugli, stradine, alberi, ciottoli, ma niente Fuffa. Presa dal panico, iniziò a chiamare il cucciolotto, ma niente, nessun San Bernardo all’orizzonte. Non vedendolo arrivare, Easy si mise a gironzolare per il parco in cerca del suo amico. All’improvviso, sentì il suo adorato Fuffa abbaiare non poco distante da lei. Un sospiro di sollievo uscì dalla bocca della ragazza che si addentrò in un piccolo boschetto per andare a recuperare il suo fidato amico, che, stranamente, non era solo…